che annata…! (post lunghiiiiissimo!)

sta per concludersi questa stagione teatrale. approfitto delle impressioni sull’ultimo spettacolo che ho visto per fare una sorta di bilancio. a scanso di equivoci, anche se mi sembra ovvio, quante segue è da considerarsi solo ed esclusivamente opinione personale.


contrariamente agli anni precedenti, ho vissuto questa stagione passando da un estremo all’altro. ovvero, ci sono stati spettacoli che mi sono piaciuti moltissimo ed altri per niente, nessuna via di mezzo.

non mi è  piaciuto:

il cantico dei cantici, regia di Nekrosius, argentina. resto dell’idea che N. sia un genio, ed è indubbio che all’interno dello spettacolo c’erano delle scene (immagini/scenografie/visioni?) – create dal nulla e con poco – di una potenza incredibile, da lasciare senza fiato. cose che solo lui e pochi altri sanno fare. però, il tutto mi è sembrato lungo (nonostante sia uno dei più brevi di N.), lento e pesante. peccato.


konarmija-l’armata a cavallo, tratto da Isaac Babel, regia di Moni Ovadia, argentina. voglio molto bene a M.O., ma per un paio d’ore o più gliene ho voluto un po’ meno. scenografia spettacolare, senza dubbio. però – come prima – lungo, lento e pesante.

cecità, di José Saramago, regia di Gigi Dell’Aglio, india. il libro è bellissimo, ho comprato il biglietto ed ho spettato la sera dello spettacolo con entusiasmo. poi mi sono seduta sulla sediolina e ho pensato “ma come fanno a fare ‘cecità’ a teatro?” e infatti…secondo me ha perso tanto rispetto al libro, ma proprio tanto. e la scena finale con lei in abito da sera che si staglia in controluce nella cornice della finestra non si può vedere. la scenografia sembrava aver scritto in sovrimpressione “abbiamo un sacco di soldi e facciamo quello che ci pare!!”.


la monaca di monza, di Testori, regia di Elio De Capitani, valle. il testo secondo me è bellissimo, la scena iniziale altrettanto bella. molti dubbi sull’uso degli oggetti di scena e delle luci e su come sono stati resi padre e madre di Marianna de Leyva.  io non sopporto la recitazione “teatrese”, da accademia, ma quello può essere un problema mio. Baliani mi ha intristito molto, non ci volevo credere.

mi è piaciuto:

urlo, di Pippo Delbono, argentina. geniale, visionario, potente. difficile restare indifferenti davanti ad uno spettacolo del genere. è da guardare lasciandosi trascinare dalla follia di P.D., senza riflettere troppo, ci sarà tempo a sufficienza di ripensarci a posteriori. se dovessi definirlo, direi che è un flusso di installazioni teatrali. mamma mia che bello.

scemo di guerra, roma 4 giugno 1944, di e con Ascanio Celestini, ambra jovinelli. a parte che la storia è bellissima e la messa in scena semplice ma accurata, la cosa che mi ha colpito è che a distanza di tempo, anche parecchio tempo, mi sono chiesta in quale film/programma/video avevo visto quella scena, per poi accorgermi che l’avevo solo immaginata ascoltando A.C. questo per farvi capire quanto cazzo è bravo quest’uomo a raccontare.

‘mpalermu, scrittura scenica collettiva, regia di Emma Dante, vascello. trasuda professionalità, si vede che c’è un lavoro dietro pazzesco, ma senza quell’aria “guarda quanto siamo bravi”. c’e una coordinazione fra i movimenti degli attori che ti arriva senza che te ne rendi conto. luci curate benissimo. se si ha dimestichezza con il palermitano, è ancora più bello.

maggio ’43, di e con Davide Enia, piccolo eliseo. lui è un ragazzo palermitano che racconta al fratello (morto) quello che sta succedendo – il caos da guerra che sconvolge le abitudini quotidiane – e tu lo segui fra i vicoli della città, nello sfollamento, nello stupore davanti a rastrellamenti e bombardamenti. l’ho amato non solo per lo sguardo ma anche per la sicilianità di gesti ed espressioni.   

 

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