quest’uomo feroce

“non potrei mai fare uno spettacolo che non si contamini con la mia vita, non ne sarei capace” scriveva antonin artaud, il poeta recluso per molti anni in un ospedale psichiatrico.
“non vedo l’utilità della riservatezza o meglio non vedo l’utilità di affidare una testimonianza alle mani o alla bocca degli altri”. così dice l’introduzione al libro autobiografico di harold brodkey che ho incontrato in un paese senza libri, lì abbandonato, scritto in italiano, un incontro straordinariamente misterioso. e in quel libro, in quel viaggio, ho ritrovato il mio viaggio, la mia storia. soprattutto nei paesi occidentali è stato bandito il pensiero della morte. la morte come paura, come perdita, come dolore, raramente come coscienza lucida, profonda, del vivere.
pippo delbono

quest’uomo feroce ti sbatte la morte in faccia.
asettica, bianca, chiusa, naturale, nascosta, dimenticata.

ti riguarda, c’è poco da fare.

se uscendo dallo spettacolo pensi “mi è piaciuto/non mi è piaciuto”, “ho capito/non ho capito” stai rispondendo alle domande sbagliate.

QUESTO BUIO FEROCE
ideazione e regia pippo delbono


(lui, dal vivo, è un uomo molto mite, sorride in un modo buffo, sbuffando. si trova più a suo agio con le signore che con i giovani che lo incalzano per le risposte.
lui è _________, __________ e ____________, ma non vuole che si dica. per la mamma.)

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