metti una sera a ostia..

venerdì sera andiamo a ritirare un premio per uno spettacolo del giovane.

cinque corti. solo uno per cui valesse la pena.
un presentatore che sembrava venuto fuori da un manifesto elettorale dell’udc di trapani.
un direttore di scena che abusa dell’aggettivo straordinario. (urgente ampliare il suo vocabolario)
ragazzi del servizio civile arroganti e irresponsabili.

tre attori drammatici che sembrano dei comici che fanno la parodia di tre attori drammatici.
un attore belloccio con tre ruoli e una sola espressione: bocca triste con labbra all’ingiù e sopracciglio sinistro sollevato.

tanta retorica. e un profluvio di complimenti reciproci.
tanta tanta retorica. il territorio è tutto.
tantissima retorica. il teatro è sempre contestazione.

segue un corto di “pura” (???!!!) commedia dell’arte.
(“…siamo tutti delle maschere…il teatro ci dà la possibilità di sognare a occhi aperti…”)
dura, durissima contestazione.

un giovane chitarrista con i capelli lunghi di chi non si è ancora accorto della fine dell’adolescenza, stivali da cowboy, jeans fintamente sdruciti da sopra a sotto il ginocchio, giacca nera e camicia improbabile.
ma la sua mano sinistra si è trasformata in un ragno e ha intessuto ragnatele sulle corde della chitarra classica (suonando variazioni di handel)

una ballerina insegnante apparentemente psicopatica ha pronunciato le uniche parole sensate della serata.

la cosa più divertente è che avevano spostato la consegna del “diploma” al giovane a domenica ma si sono dimenticati di avvertirlo…


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