la mia scrittrice italiana preferita.
siediti, che lei non c’ha il dono della sintesi.
(l’originale a colori lo trovi
qui) 

a mia mad(t)re

che io la chiamo beddramatre e a lei vien da ride
e oggi spegne sessantatré anni
e le metto da parte questo

a lei che dei regali non glien’è mai importato niente
a meno che non fossero simboli
allora quelli sì
e poi sempre a dire l’importante è per me
che tu e tua sorella andiate d’accordo
questo è il più grande regalo
a mia matre che mi ha cresciuto con l’amore per la letteratura
a mia madre che mi ha insegnato Perché la Letteratura
perché le parole sono importanti
quelle sulla gente come quelle sul mondo
a mia madre che
mi ha insegnato l’Umanità
distillandomi storie,
facendomi ruotare il caleidoscopio nell’altro senso
insegnandomi a deporre binocoli e telescopi
e a guardare cose e persone
per come sono
a mia madre che mi ha insegnato la Verità e la Sincerità
e i loro Costi
a mia madre che m’ha insegnato
la Precisione
e quant’è bbello andarci contro
a mia matre che anche quando non mi ha capita,
mi ha odiata o mi ha semplicemente sognata figlia ideale
combattendo una lotta
di cui ero l’oggetto ma non il soldato
quindi spesso combatteva una guerra in taglia unica
a mia madre che mi ha insegnato l’arte della guerriglia,
pure quella domestica mista a quella di trincea,
ma che pure mi ha insegnato a riflettere,
a dubitare sempre, a rimettersi in discussione come fossero giri di valzer,
a non cadere vittima dell’orgoglio e dell’intransigenza,
per finire inesorabimente nell’immensa dolcezza del ritrovarsi

accarezzandosi

                                                a mia madre despota illuminata
a mia madre e ai suoi libri
ché han sempre fatto della nostra famiglia
una famiglia non normale ma ben numerosa
e così il giorno che sono approdati in bagno e nel garage
abbiamo capito che era tempo di comprare una casa anche per loro

a mia mamma che faccio sempre tuttoìo
a lei che di studiare non la finiva mai, che ad aggiornarsi non rinunciava mai
perché diceva vedi, senò non ha senso
gli insegnanti hanno una responsabilità
sociale
così lei se ne stava lì, nel suo regno di charta e di parole un po’ nere un po’ bianche
e la sua lucina filtrava implacabile dal vetro della porta
anche se fuori faceva la notte
a mia madre che non capisce il siciliano
e che tanto s’indigna se mio padre lo parla
per questo io quando me ne sono andata fuorisede
gli scrivevo le lezioni di siciliano agli amichetti miei
così mia madre quando torna dal pescivendolo
e ci rracconta che le ha chiesto
signuramèa, àmmari ni vole?
e iddra in rrisposta ci fa à facce di bbalata
annoi ci fa rride assaj poi
quando ce lo ‘conta
a mia matre che quando ci vado in vacanza
mi sveglia gentilmente (come dice iddra) all’otto di matina (da qui l’ossimoro) e
«che pesce vuoi per pranzo, amoremìo?»
«ZZZZpada»
a matremìa che m’ha letterariamente dimostrato
che non si deve lasciare orfana l’ipotesi
che alle volte se fai ride
fai meglio
a mia madre che me ne ha fatti trangugiare
di stimoli
lei che mi metteva in mano gli articoli delle pagine di cultura di repubblica
anche se dall’età della ragione lungi me ne stavo
a mia madre che mi ha fatto scoprire vargas llosa e steiner(george)
e i fiumi di ungaretti e paesaggi dell’anima di galimberti
le mie bbibbie pagane
a mia mà che non si è stancata d’intimarmi
di raddrizzare le spalle, alzare la testa
aprire gli occhi

a mia madre ultimo araldo dell’umanesimo
a mia madre che non sa accendere un piccì
figuriamoci un’imèil
a mia madre che ha imparato a leggere gli ess’emm’esse
un giorno che gliene mandai uno per sbaglio
e tra l’altro non era tanto ortodosso
perciò da quel giorno non se lo scordò come si leggono
nonché da autodidatta a imparato a scriverli
ipsa ultima degli umanisti

a mia madre che m’ha insegnato l’importanza della coerenza
ché senò sei un quaqquaraqquà
a mia madre che me l’ha insegnato
facendomi aprire gli occhi sulle innumerevoli contraddizioni
del mondo,
a rilevarle
nonché ad accoglierle in me
(come pure facìa iddra)
fino a farle addirittura mie
[e a(f)fare quindi un casinò]
a mia madre che m’ha insegnato che se le cose le fai
con una certa grazia o style o finezza
vengono sicuramente apprezzate di più
perché la qualità
è lei che dà il valore aggiunto
a mia madre che m’ha insegnato il senso e la bellezza del dare
e sempre la riconoscenza verso il dare degli altri
a mia madre che m’ha insegnato che si devono curare
le cose e le persone
ché tutto va innaffiato
e il tuo Giardino è importante

a mia matre che mi ha insegnato l’analisi sociale
e che in tal sede si puo’ essere spietati
e che la coscienza civica deve arrivare
a più d’un passo fuori dalla porta di casatùa
a lei che mi ha fatto approdare al coraggio
di dire le cose scomode
a lei che mi ha rraccontato
storie e letterature
umane, tcioppo humanae
e fatti e disfatti
per capire infine che la gente non la puoi capire
davvero
ché ognuno fa le sue scelte
e che le scelte individuali sembrano spesso così assurde e guidate
da un demiurgo ebbro
se giudicate solo da fuori
ma che basta che ruoti il famoso caleidoscopio di una manciata di gradi
evvedichettiesce
anvedi checcicapisci di tutt’umpo’
a mia madre che mi ha sussurrato
che non bisogna fermarsi all’apparenza
ché quello che si vede fuori brilla spesso di luce non propria
e che allo stesso tempo non bisogna dimenticare
che anche l’apparire vuole la sua parte
dura lex sed accussì jè
ammiamatre che m’ha rrivelato che
non bisogna linearizzare la realtà
ovvero che non bisogna far retta di quello che si vede da fuori
ché quello che c’è dentro è spesso così diverso
anche contrario
e sempre e comunque più ellissoidale e logaritmico

a mia mammèma che che m’ha suggerito caldamente
il Senso degli Altri
a lei che m’ha aperto diverse finestre
sul Mondo dei Grandi
in vistoso anticipo
e, sbalzandomici,
mi ha creato differenze
soprattutto negli Occhi

a mia matre che m’ha dato pane e stoicismo
o forse quello era più
mio patre

a mia matre e ai suoi commenti
acuteggianti
anche quelli sprezzanti
sugli altri e su me
e tagliati stì capelli
ché vedi quanto ce li hai spampinati

a mia madre ché quante volte m’ha ululato
ma ti rrendi coonto-ooh? o nooo?!
a mia madre che mi aiutato a ora a superare
ora ad acuire
la mia innata timidezza
senso d’inadeguatezza, senso d’inappartenenza
a mia madre che c’entra qualcosa
se mi siedo sul bordo della sedia
a mia madre che mi ha insegnato
ad essere discreti
a non fare rumore
o a scardinare mondi
a mia madre che mi ha insegnato
a osare
pure a turbare
l’universo     anche
 a mia madre che
lo stesso sguardo inquieto /
la mia stessa ostinazione
come canta mario venuti

a mia madre che mi ha insegnato a fare delle persone
oltre che delle poesie
l’analisi del(la) testo(a)
ché in fondo la gente funziona come le parole
quante le allitterazioni, quanti gli ossimori
quante le sinestesie e le iperboli e le metonimie
i caratteri si ripetono
quelli della scrittura come quelli delle anime

a mia madre e alle sue Lezioni
di Vita
robba che la voj ammazzà
però poi son come er vino quello bbono
più si decantano e più quelle anatemiche, sagge
                                                               parole
te le ritrovi che ti scorrono dentro, che ti si sono impastate
colla pasta globulare e pupillare
e ti guidano
in quello che vedi, dici, decidi e fai
ti stanno guidando già
e ora lo sai pure

a mia madre e al Senso della Coscienza
di agire con coscienza
ecco pure questo me l’ha insegnato Lei
lei figlia dell’umbri colli
lei genuina come la sua ggente
come il sanguinaccio e le salcicce del cross
come la dondolo fattammano da suo padre
come i tigli a costeggiare il terrazzo
come i pomodori e le zucchine dell’orto prima dei campi di tabacco
che portavano a spuntone
a mia madre che mi ha insegnato
quant’èbbello andare in bicicletta
a mia madre che mi ha instillato l’amore
per i viaggi, e quant’è impagabile e quanto t’allungallarga
l’orizzonte mentale
il Viaggio

a mia madre che m’ha distillato l’Amore per la Cultura
qualunque essa(e) sia(no)
à mia mà che m’ha insegnato cosa vuol dire la Passione
(e che è meglio se nella vita ce ne hai almeno una
senò ci sta che, pure se c’hai degli interessi, ti senti comunque un po’ vacante
invece se ce l’hai ti foreresti pure le muntagne
anche se certo le ferite dei fili spinati che ti fa passare
te le ritrovi tutte dentro prima che fuori)
compresa quella per l’inessenziale
perciò ammé mi piacciono i pupazzetti
e perciò quando parto mi tendo a portare dietro una casa
in scala

a mia madre che mi ha fatto capire
quanto vale avere coscienza
quanto sudore, anche
ma quanta differenza, poi
e quanta rivoluzione
di rango copernicano

a mia madre e
a certi suoi
inscalfibili tabù

a mia madre che le prime cassette
che ci comprò a me e sorrèma
furono quelle di cutugno, barbarossa e venditti
(anche allora era un mondo di berlusconi)

a mia madre che mi ha incesellato
               l’Arte dell’Attenzione
e che è cardinale come quella del Dubitare
a mia madre e al suo ‘pane col pommidoro strusciato’
coll’oglio
a mia madre che un giorno le venne una cotta per il peperoncino
e ce lo infilava pure dentro ai toast del pomeriggio
roba che ci mancava solo dentr’allatte
ma noi questa cosa qui mica l’abbiamo mai capita

a mia madre che m’ha sempre urlato
di cambiare il taglio delle telefonate
a mia madre che mi ha trasudato
a intagliare il mondo
con occhi sempre un po’ nuovi anche se le iridi
restavano le stesse

a mia matre che m’ha sempre spinto a flirtare con l’aumento della conoscenza,
a fare del curiosare un carissimo amico,
a ricercare di continuo, a superare i miei limiti e i miei complessi
anche se certo lei partecipava alla loro creazione e nutrizione
a mia matre e a quando le ho detto
à mà c’hai sc(qu)assato i cojoni
cò ttutta st’ansiangoscia
e iddra i cojoniii? ammééé??
e fu mattino prima che notte
per la luce di tutti i fulmini che zeussica mi lanciò
a mia madre DeaDomestica e all’occasione Sheriffa
di quel magnifico rito della pennica postprandiale che,
genius loci delle Famigghie del Mezzogiorno
quelle vere,
imponeva un quotidiano coprifuoco – robba che si rischiava la tripla razione
di peperoncino nel toast se incauta sbloccavi il telefono o cellulare che poi sarebbe stato,
o se sbattevi le porte, così attentando ammutinamento del Rito –
dalle duemmezzo alle quattrunquarto
(nella migliore delle ipotesi)
e poi tutti attavola
per il caffè di famiglia
la seconda colazione và
accussì io accominciavo i compiti alle cinque del pommerì
e alla mezzanotte i miei libri si trasformavano in beffe dei miei compagni

a mia madre e ai suoi
parliamo un po’, dai.. raccontami un po’

robe che l’arte della fuga se non ce l’hai dentro
hai un ottimo motivo per autoimpararla
a mia madre e a tutte le volte che si chiedeva
checcavolo mi attaccavo al telefono coi miei compagni di banco
dopo manco mezz’ora che tornavo da scuola
a mia madre e alle volte che l’ho vista piangere forte
che l’ho vista giù per colpa della vita
o per colpa mia
anche quelle volte che mi faceva incazzare ché sapevo che non c’aveva per niente ragione a piangere
e per di più quel vittimismo mi diventava una minaccia
a mia madre che mi minacciav’esortava
perché non parli?
bella facciadashchiaffi, (rr)rimarrai sola a(v)vita, ah

a mia mamma anche quando m’ha fatto piangere a scroscio
anche quando m’ha fatto fare scelte che non erano le mie
o che allora non sentivo tali
e allora mi sentivo violata
però oggi che hanno rivelato il loro senso
oggi le posso dire davvero grazie
ché in ogni caso anche le sofferenze che quelle scelte mi hanno fatto passare
mi hanno fatto crescere, a passi a volte più lunghi di quanto avrei altrimenti

a mia madre che mi ha tirato il telefono in testa mica una volta
a mia madre che ha brandito i pugn’inaria
a mia madre che quante volte m’ha detto ma ilaria!
a mia madre che ha fatto le notti
sulle mie tossi impenitenti
a mia matre che mi faceva i pentolini di acqua&alloro
per farmi aqquetare la gastrite
pure se certe volte me la faceva venire lei
a mia madre che non ha mai rinunciato ad insegnarmi
Educazione e Rispetto
a mia mà che per me ha voluto sempre il meglio
magari pure esagerando
però è sempre stato importante
sapere che qualcuno per me era pronto a tutto
anche se, certo, la contropartita era il meglio anche da parte mia
a mia madre anche quando mi sono accasciata sotto le sue aspettative
a mia mammà anche quando m’ha fatto perdere la bussola
a mia madre che non mi voleva comprare lo scutèr
ché teneva troppa fifa
a mia madre e a quel giorno in macchina
che fuori pioveva
mi diceva sei fuori carreggiata
torna da parigi e trova il lavoro della tua vita

a mia madre che sospettava
mah suppongo che ci saranno delle ragioni
se non vuoi tornare da parigi
ci starai meglio che a roma?

a mia madre e alla sua ostinata intelligenzintuizione,
costituzionale ansiangoscia,
pragmatica poetica,
fino a un’insospettabile ironia
a mia madre e al Respirosùo
metaforico e reale
ampi come quelli del MareMìo
anche se viene dagli appennini
e davanti casa c’aveva le pere e i tulipani

a mia mammamìa
che in fondo mi si augura temporanea
fuori dal biùtifool cauntri
e che ancor oggi in un cantuccio del cuorsuo tiene speme
d’un postofisso (statale o paratale)
e perdippiù meid in italì

ad Antonella e allo Scirocco
per le loro intrinseche caratteristiche caratteriali
perché ti spirano fuori fino a dentro le finestre dell’animacuore
e da compagni ti diventano magistri
                                 di Viaggio
presenze calde, asfissianti, malinconiche, uggioseffervescenti, sfavillanti,
magmatiche, cattedratiche,
irrinunciabili
sibilando tra gl’interstizî
s’insinuano nei precipizî
e generano solstizî

a mia madre e alle sue assurdità
roba che certe volte ci puoi aprire un bazar
ma ce ne sono anche di simpatiche
come ne sono anche di genetiche
a mia mamma che mi ha detto che è bello
avere occhibuoni sul mondo
sulle persone
a mia madre e alla fiera
delle sue amparanoje
a mia matre che vedeva il mio psicanalista
come una sorta di suo rivale
a mia madre che ha a cheffare
con quella ‘inner & outer ilaria’
teorizzata da chi tutto era fuorché uno psy
a mia madre e al suo culto dei bagnoschiuma e degli shampoo
per continuare con quello degli yogurt scaduti (pertanto acidi lo sono comunque)
e forse finire con quello dei sacchetti di plastica (anche di carta, nunsebbuttagnentee)

a mia madre che mi ha fatto capire
che nella vita si deve essere buoni
ma attenzioni a essere coglioni
nonché ai cojoni

a mia madre che mi ha sempre ammonito
di stare all’erta
prima
e di fermarmi un attimo a riflessione
dopo
per trarvi insegnamento
e non fare le cose ‘a muzzo’,
poi:
‘il famoso momento di riflessione (mancato)’
lo chiamava
ispirandosi di preferenza a mio patre

a mia madre (an)che (se) voleva essere
la mia migliore amica 
a mia madre che m’ha cresciuta
nel daleidetto ordine creativo
ovvero certe volte ti veniva da inneggiare ò criature
a mia madre che i peppe
li tramutava in beppe
a mia matre e al suo occhio impenitente
a mia madre e alla sua vis polemica
ai suoi dies irae
ai suoi temporali dell’anima
paesaggi ora innevati ora savanici d’un irrinunciabile Personaggio
a mia madre e alle sue esagerazioni
nonché alle sue geniali costernazioni
e ancora alla sua rigorosa inipocrisia
e, perchénnò, anche alla sua durezza

a mia madre e al suo saper trasmettere savoir dire oltre che faire
a mia madre per l’eccezionalità del suo savoir apprendre
nel senso francese quanto in quello italiano
à ma mère che m’ha infilato nello zaino il suo vocabolarietto di francese
giallosenape, lui figlio della fine degli anni sessanta
dentro me figlia della fine degli anni settanta
a mia madre e al suo amore per il piano
a quanto le piaceva sedersi in poltrona in silenzio
alle mie spalle mentre suonavon quei tasti
a mia madre e al sogno che non ho saputo realizzarle
però l’immens’amore per la musica
quello mi si è accasato dentro eccome

a mia madre che mi ha sempre detto non devi fare l’insegnante
senò diventi frustrata e tanto le tue passioni te le puoi sempre coltivare a latere

ammiamà che mi ha sempre metronomato non devi fare l’insegnante d’ita(g)liano
ché il futuro è di matematica, scienza & tec(chi)nolog(g)ia
a mia madre che m’ha fatto cambiare
scuola media perché la prof d’itagliano non la convinceva
a mia mater che m’ha fatto cambiare [tipo di] liceo
perché la prof di greco fallava
coraggio suo
madre coraggio, eh

a mia madre che s’incontra veramente con mio padre
a tardasera alla luce della sola tivvù
mentre lui a sgranocchiar pistacchi e insieme ad alchemizzar sentenze latinoggreche
io a questi mi sa che non li mica mai caputi
so solo che è da loro che son venuta fuori
mélange inedito di karm’anszia

a mia madre
anche se ostruzionaa ‘l disìomìo d’iscrivermi a scienze della comunicazione
e soprattutto d’andare a studiare a bologna

anfatti roma vinxit omnia
a mia mammà anche se m’ha fatto deragliare
verso l’università privata
a mia madre che però non c’aveva la minim’idea
di chemminch** di gente ci trovi
dentro un’università privata
per noi nati meravigliosamente pubblici
per noi cor core senza test d’iscrizione

a mia madre anche se mi voleva chiamare
priscilla o eventualmente domitilla
(spero solo non entrambe)
a mia matre che s’è epicamente assuppata
la gang di sorelle di mio patre,
capitanate da bladymary
il che dice tutto

a mia madre e a tutte le volte che guardandola ho pensato
questa non è una famiglia normale
e da lì ho pensato che sei normale sei uno qualunque
e poi tanto normale non lo vuole essere nessuno,
anche se tutti dichiariamo il contrario
a lei che mi ha cresciuto con lo spauracchio del qualunquismo
per evitare il quale mi raccomandava di leggereleggere
                                                                     leggereee
a mia madre che m’ha trasmesso lo scrivere
mezzo di costante scoperta e rimpasto del mondo
come di te

e alla mia famiglia
perché solo oggi mi rrendo conto,
alla luce di tutti i figli e le famiglie che nelmentre ho incontrato,
che era molto più normale di tante altre
anzi per certi versi era un metro campione

a mia madre che ha cominciato a guardare la tivvù
e un giorno le venne la passione per un medico in famiglia
e quello passi pure
però certe volte si guarda pure quella che secondo me è spazzatura
però iddra a dire che tutto può insegnare
e vabbuò, enjoy à mà!

a mia madre che m’incalza
che non ho alibi per avere con la burocrazia
e la realtà a scadenze in generale
né con il Tempo come concetto
un tal rapporto di scaccomatto
ché quando voglio so aggirare la torre e pure l’alfiere
a mia madre quando mi guardo allo specchio
e me la rritrovo negli occhi
me la rritrovo che nuota, ora placida ora a cagnolino,
nei miei occhi impiena
a mia madre che sa nuotare solo a cagnolino (e manco),
a mia madre che mi ha portato tutte le estati della mia infanzia a nuotare
e mentre nuotavo leggeva
e mi faceva le foto quando esitavo sul trampolino
e guardavo l’obiettivo e facevo certe facce da mr bean
a mia madre che gli sport me li ha fatti fare tutti
pure la ginnastica artistica pure quella ritmica
anfatti se vede che ritmo che tengo
mancolicani

a mia madre che tutti dicono che le somiglio tanto
a quella madre che mi ha insegnato
la samuraica arte della autosvalutazione
insieme a quella della costante rivalutazione
a quella donna
che mi ha insegnato l’arte dell’ascoltare
a quella grande persona
che mi ha insegnato che la grandezza non è tale
se non è accompagnata da un’umiltà che lo è ancor più

a mia madre che ancora oggi
dopo diecianni che non abito più sotto la sua ala
la prima cosa che mi chiede nelle aspirant’interminabili assise telefoniche
è se ho mangiato (in un tempo non meglio identificabile ma ascrivibile ad una qualche declinazione
del presente) la frutta
ricordandomi poi che i kiwi contengono trevvolte la vitaminaccì delle arance
(lei, salute di repubblica e i malifascicoli delle enciclopedie mediche
sono un altro capitolo ancora)
e passando poi alle speranze che ora che sto all’estero
non frequento malecompagnie
(attipo che l’estero è peggio del bellopayse)
nonché alle chicche barbaramente classiche
non accettare caramelle né cose dolci dagli sconosciuti
e io invece quelle piccanti sì?

alla prima persona
che mi ha insegnato a prendere Appunti di Vita
a quell’insostituibile fèmmena
che ancor oggi, resistendo pure alle migliaia km di distanza che ci separano
mi cuce i bottoni, accorcia i pantaloni e rrattoppa l’anima
a mia madre e a quello che di me non può o non sa capire
o sa capire ma non accettare
neanche oggi
perché figlia d’un altro tempo e comunque d’un’altra testa
ma oggi la guerra è finita
perché intanto hanno scoperto che chi sa capire tutto
è molto infelice

a mia madre che mi ha illuminato
che la Vita è Prosa
però alla fine un po’ ha ritrattato
e ci siamo armistiziate su una ProsaPoetica

a mia madre che piampiano m’ha insegnato
la Ratio della Vita
ché m’ha progettato per molti versi sgarrata
o meglio, disomologata
sghemba, inadatta o inacapace a incollarmi naturalmente
a certe cose così universalmente riconosciute
ed accettate
umane, insomma
per questo mi sentivo spesso un alieno
e la famosa sensazione di appartene
alla sartriana Specie Altra

a mia madre perché forse non è vero
che mi ha insegnato interamente lei tutte queste cose
o meglio
non tutte in maniera diretta
ché sicuramente il mondo e le cose della vita
e le mie personalissime reazioni
hanno fatto la loro buonaparte
e lei a volte ha partecipato dandomi la sola spinta propulsiva
e certe cose le ho piuttosto acquisite
per spirito contrario o di disperazione
e maturate nonostante Lei
ma la sua presenza e partecipazione
erano comunque implicate

a mia Madre
grazie alla quale so checcos’è l’Amore
per endovena

a mia madre che m’ha insegnato l’antisintesi
(e questo post ne è una delle mille prove)

a mio padre che ha cooperato e s’è scornato con mia madre
mica pizz&ffichi à pà
(padre coraggio pure te)

alla mia mà
e ai suoi lievi ricami di rughe
intagliate sopra quel sorriso che col tempo
s’allarga
e in profondità s’allunga

e io meglio mi sento

[ musiche:

ode to my family
perfect

in bianco e nero

portami a ballare


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