Da un po’ di tempo a questa parte sto guardando online la serie Cuéntame cómo pasó. Basta andare sul sito e scegliere la stagione e la puntata, senza streaming coi minuti contati o filesharing a sorpresa. Mi piace un sacco. Ho pensato al perché mi sta prendendo tanto (ma mi piaceva già ai tempi dell’Erasmus, tanto che m’ero scaricata la canzone della sigla…).
Ci sono un sacco di motivi.

uno. perché, per l’appunto, mi ricorda l’erasmus. che, nonostante l’evidenza della realtà (se ci penso era un po’ un periodo di merda), lo ricordo come uno dei momenti più belli della mia vita.

due. perché a me lo spagnolo piace proprio. e nella serie ci sono un sacco di espressioni che non sento mai e che si stanno intrufolando tra i miei pensieri. (come, incomprensibilmente, “tampoco es para tanto“).

tre, soprattutto. perché Cuéntame racconta di una famiglia spagnola in un periodo in cui c’era poco da divertirsi, da tutti i punti di vista (politico, economico, sociale…). Certo noi sappiamo dove vanno a finire certe cose (e su questo la serie è meravigliosa scritta), ma loro, i protagonisti, no. e quindi c’è questa famiglia che passa dai sacrifici (…dov’è che l’ho già sentita, questa parola?) alla ilusión (che non è solo illudersi, anzi). Il punto è proprio questo. i tempi sono quelli che sono: si può viverli arrabbiati e frustrati, come sempre più spesso vedo intorno a me. o si può viverli così, come quelli che avevano molto meno di noi ma un sacco di speranza in più

io ho deciso che essere felici è una forma di resistenza.

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