Ore 13.00, alla fermata del PdE dell’H sale una masnada di ragazzini. Si spalmano lungo tutto l’autobus, arrampicandosi e occupando gli interstizi tra un posto e l’altro, infilando gomiti dietro le orecchie delle persone sedute. Mi si siedono quasi in braccio due, che arrivati al Tevere cominciano:

“Il Tevere…”
“qui è dove quello ha buttato il figlio”
“non è qui, è in un altro punto”
“vabbe’ nel senso che l’ha buttato nel Tevere”
“sì, ma sai che non è possibile?”
“…”
“cioè non è possibile che l’ha buttato nel Tevere ed è morto”
“guarda che l’ha detto il telegiornale”
“sì ma non è possibile. sai perché non è possibile? se vuoi ti dico perché non è possibile. Perché i bambini se li butti galleggiano”
“ma non è vero”
“sì che è vero. per buttarlo doveva aprirlo, metterci delle pietre dentro e ricucirlo”
“guarda che non è così se no perché esiste il nuoto? perché ti metti i braccioli?”
“no, il bambino se lo butti in acqua galleggia”
“no, quanto ci scommetti? lo cerco su internet così vedi. non galleggia perché appena nato non ha il respiro. lo vuoi capire che non ha il respiro?”
“è come ti dico io: galleggia”

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