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L’altro giorno* sono andata con gio’ al concerto di Jovanotti. Un gruppetto di fanciulle in età preadolescenziale (no, magari erano più grandi, ma a me sembrano tutte così piccole, sono proprio invecchiata…) si è simpaticamente sistemato dietro di noi. Le piccolette urlavano più per esprimere la loro gioia di partecipare ad un concerto che per altro, cioè urlavano random, quando il livello di euforia e adrenalina raggiungeva il livello adeguato. E questo prima che iniziasse il concerto.
Poi hanno cominciato a cantare tutte le canzoni, in netta competizione di volumi con l’impianto che com’è noto è piuttosto impressionante. E io pensavo: “ma tu guarda, le hanno imparate proprio tutte. io creo le parole del ritornello manco fosse in inglese: diciamo che ho capito il concetto principale e neanche sempre. e dire che le ho ascoltate un bel po’ di volte, (come potrebbe ricordare David in quel viaggetto verso perfectlandia).” Questo rimuginavo finché “TEMPOcomunquevadanolecoseluipassaesenefregasequalcunoèinritardopuoi
chiamarlobastardomaintantoègiàandatoetutt’alpiùtulohaimisuratoconituoi
orologidiognimarcaemodellomaintantoiltemporestasempreluiquellol’unicacosa
chetièdatadifareèaveretempodapoterorganizzaresedaorganizzareedadividere
in**ssi
**ssi***medioaltiperfarballareilpubblicosuglispaltiparappapà”
Vabbè qualche parola del testo si crea sempre.
e così via fino a “estatemillenovecentonovantaduel’estatedellemieedelletuevacanzedoveandiamo?”
estate1992. da allora parte della mia memoria è occupata da testi di Jovanotti. ma mi sa che si sta esaurendo lo spazio disponibile.

 

*”l’altro giorno” è espressione tipica trapanese che indica una situazione qualsiasi nel passato più o meno prossimo. si usa tipo “c’era una volta”, ma al contrario di questa precede il racconto di un evento realmente accaduto. a meno che tu non sia un c****ro, ma questa è un’altra questione.

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