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così l’hanno definito in tanti, e non sarebbe nemmeno il primo, anzi in teoria l’ultimo – a volte ritornano – di una lunga serie.

siccome studio scienze religiose mi capitano sotto mano documenti tipo il “compendio della dottrina sociale della chiesa” e leggo:

La remunerazione è lo strumento più importante per realizzare la giustizia nei rapporti di lavoro. Il giusto salario è il frutto legittimo del lavoro; commette grave ingiustizia chi lo rifiuta o non lo dà a tempo debito e in equa proporzione al lavoro svolto. (…) il lavoro va ricompensato in misura tale da garantire all’uomo la possibilità di disporre dignitosamente la vita materiale, sociale, culturale e spirituale sua e dei suoi (…). il semplice accordo tra lavoratore e datore di lavoro circa l’entità della remunerazione non basta per qualificare “giusta” la remunerazione concordata, perché essa non deve essere inferiore al sostentamento del lavoratore: la giustizia naturale è anteriore e superiore alla libertà del contratto.

Il benessere economico di un Paese non si misura esclusivamente sulla quantità di beni prodotti, ma anche tenendo conto del modo in cui essi vengono prodotti e del grado di equità nella distribuzione del reddito.

ora, io non voglio uno stato confessionale, ma non mi venite a dire che questo è un governo di cattolici. e se lo dicono loro, leggetegli un po’ di magistero (si chiama “correzione fraterna” e rientra dei doveri di cui bisognerà render conto).

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