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svariatissimi anni fa ho seguito un po’ un corso di russo.
insieme a ja studenka (=io sono una studentessa), l’unica frase che mi ricordo è eta kvartira nomer adin, che vuol dire “questo è l’edificio numero uno”. utile.

questa è la casa numero 6 (8, se ci mettiamo anche Forlì e Valladolid, e io ce le metterei).
e stiamo per lasciarla.

ti rendi conto che tra 3 mesi ci nasce un bimbo?”
“ti rendi conto che tra una settimana traslochiamo?”
“oh.

ero talmente presa dalle cose da fare prima di, dalle cose da fare dopo, da non aver realizzato che ce ne andiamo via di qui, anche perché non è un vero e proprio trasloco, lasciamo la maggior parte delle nostre cose qui, continueremo a venirci spesso, visto che ci abiteranno i miei, in attesa della casa numero 7 (o 9).

ma, ecco, non torneremo a viverci, non sarà più casa nostra.

e, come sempre, è una pena lasciarla, nonostante il rapporto con questa casa sia stato molto conflittuale.

chissà perché, poi, le cose che ti fanno affezionare di più sono quelle meno definitive.

ti ricordi che per due settimane non abbiamo avuto la cucina, e andavamo avanti con tostapane e macchina del caffè, e lavavamo le cose nel lavabo del bagno?

vabbe’, ce ne andiamo.
e siccome io e l’attore abbiamo bisogno di rituali di passaggio, altrimenti viviamo male, domenica 22 celebriamo un po’ questa casa. dal pomeriggio in poi siamo qui, accogliendo chiunque voglia passare a salutarla. c’è pure il rischio che vi portiate a casa un libro di fabio volo, un cd degli east 17 o addirittura un vhs!!

(io sì che so invogliare la gente)

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